L’obbiettivo di questa trattazione risulta essere quello di analizzare il ruolo del diritto, internazionale e diplomatico nonché quello comunitario e interno, nella tutela dei bambini vittime di sfruttamento sessuale a fini commerciali.
Lo sfruttamento sessuale dei bambini a fini commerciali è un fenomeno globale, con un volume d’affari valutato intorno ai 80-100 miliardi di dollari annui ed è essere classificato come una delle più atroci forme di schiavitù contemporanee. Nell’analizzare i progressi raggiunti nel diritto internazionale e in quello interno riguardo la tutela dei bambini, si è notato come la costante che accompagni questi sviluppi sia rappresentata da una deformazione culturale: l’adultocentrismo. Infatti, il bambino, nonostante le evoluzioni in materia, quantomeno dal punto di vista formale (si pensi che fino al 1989, data della prima Convenzione dei Diritti dei Bambini, il fanciullo è considerato mero destinatario passivo di diritto), continua ad essere visto come un uomo-minore e come tale portatore di diritti differenti.